Archivio di febbraio 15th, 2009

 

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15 febbraio 2009

Sveglia alle 6 (dormire e’ impossibile), partenza alle 7 visibilmente eccitati, oggi se non ci sono contrattempi dovremmo arrivare al momento piu’ atteso, il lavoro di un anno intero si sta per concretizzare, la consegna dei 4 pick-up ai frati francescani veneti capitanati da Fra’ Michael che ci aspettano con ansia e trepidazione. Pero’ purtroppo durante il viaggio accadde tutto quello che puo’ accadere, i tempi di attesa alle frontiere, i tempi di attesa al primo traghetto, le strade in terra disastrate, il foramento di una gomma, le continue soste con le pattuglie di soldati incontrate nella terra contesa (dopo spiegheremo) , la perdita dell’ultimo traghetto, tanto che arriviamo a Bissau stremati alle 23.30, ma andiamo con ordine.

Piccola sosta a Dakar per un caffe’ e una brioche e partenza in direzione di Kaolach scortati dal segretario dell’Ambasciatore del vaticano, e ne approfittiamo in queste poche righe per ringraziarlo di cuore, senza il suo intervento in certe dogane il tempo di disbrigo dei passaggi sarebbe stato almeno il doppio. Lasciamo Dakar con il rimpianto di averla vissuta poco, e’ una citta’ che consigliamo per qualche gita fuori porta di due-tre giorni (!): abbonda di bellissimi ragazzi e ragazze entusiasti della vita… fino a Kaolach la strada e’ veloce e intervallata di villaggi e ad ogni villaggio prima di entrare e all’uscita, sulle distese che costeggiano la strada montagne di rifiuti, qui i rifiuti ovviamente sono sparpagliati a cielo aperto. Dopo Kaolach inizia il girone dell’inferno, baracche, casupole strade che dire dissestate e’ dire poco, miseria, poverta’, ad ogni minima fermata e’ un’assalto di donne che cercano di venderci anacardi (noccioline locali), buste d’acqua, stoffe varie, frutta ecc. La strada e’ un’inferno non finisce mai, buche, buche e ancora buche, 200 km circa in prima e seconda con il caldo che aumenta e le dogane che si susseguono, le dogane sono baracche e casupole presidiate da soldati che indossano divise diverse anche tra loro. La prima dogana e’ tra il Senegal e il Gambia, il Gambia e’ una striscia di terra che entra nel Senegal e sinceramente almeno nel tratto di strada dove siamo passati noi non abbiamo visto nulla, nel senso che a parte la strada sconnessa non c’era altro, 17 km di strada nel nulla e la prima dogana e’ stata passata senza alcuna difficolta’. Poco prima della seconda, tra Gambia e Senegal, abbiamo fatto una piccola coda per prendere un battello per attraversare il fiume, una chiatta vecchia che deve aver visto di tutto in questi ultimi 20 anni, anche alla seconda dogana alcun problema se non la classica attesa. A questo punto ci separano 120 km circa dalla Guinea Bissau e nel frattempo sono giunte le 17, senza alcuna sosta per consumare un piccolo panino, ma decidiamo di andare avanti, perche’ la strada e’ ancora lunga e anche perche’ in questa striscia di terra dicono che ogni tanto qualche gruppo armato indipendente assalta le auto di passaggio. Nel frattempo il segretario dell’ambasciatore del Vaticano, ci saluta e rientra a Dakar, e noi proseguiamo e incrociamo ogni 8/10 km le sentinelle armate, sollecitate dall’Ambasciatore con una telefonata al capo di stato del Senegal a vigilare sulla nostra incolumita’

In colonna con le 4 frecce accese corriamo spediti verso la Guinea Bissau, e arriviamo al confine alle 18.45, qui scoppia il primo momento di emozione,al confine troviamo Fra’ Michael che accompagnato da 4-5 giuneensi trasforma l’incontro con i 16 dell’equipaggio in un momento di festa e abbracci e urla, tanto che la polizia di confine non capendo tutto quel frastuono ci fa passare velocemente. Subito pensiamo che e’ fatta, e lo e’ effettivamente, se non che dobbiamo correre per riuscire a prendere il traghetto, altrimenti ci tocca dormire in tenda. Nella corsa pero’ accadde l’imprevedibile e a Fra’ Michael esplode la gomma dell’auto vecchia, quasi che per uno scherzo del destino l’auto vedendo arrivare le pick-up nuove si ribelli alla sua futura messa in pensione! Sostituiamo la gomma e poi via a perdifiato a prendere l’ultimo traghetto, pero’ quando arriviamo all’imbarco, troviamo l’ultima sorpresa, il traghetto ormai pieno sta levando le ancore, dopo momenti di agitazione e consultazioni, riusciamo a convincerli a tornare a prenderci.

Sono quasi le 21 e sotto un cielo stellato e con la luna che piano sta uscendo, mentre aspettiamo il ritorno della chiatta mangiamo il primo meritato panino della giornata, siamo sfiniti pero’ contenti di quello che stiamo portando a termine e dell’amicizia che abbiamo creato tra noi, non ci capitera’ mai nulla di simile a quello che stiamo vivendo. Dopo 40 minuti circa ritorna il traghetto, carichiamo le auto e mentre alcuni di noi vi crollano dentro addormentandosi, altri si abbandonano a osservare il passaggio di un fiume gigantesco, ce ne sono molti in Africa, pieno d’acqua con sponde lontane almeno 600/700 mt.

Arriviamo a Cumura alle 23.30 circa. Otto di noi alloggiano nella missione principale, sei stanno nella missione di Blom, e due di noi alloggiano nella sede di Bissau, i frati ci hanno preparato una piccola cena che consumiamo velocemente, siamo talmente stanchi che non abbiamo neanche fame. Una doccia veloce e un letto semplice, ma che in questo momento ci sembra un miraggio, ci accoglie. Sara’ una notte bellissima, abbiamo portato a termine la nostra missione.